polvere (arriva il sabato)

arriva il sabato e ti tocca
l'avevi vista subito appena finito
che si manifestava lenta sul piano scuro
della libreria grande
un velo minimo un rave senza musica
di particelle che nascondono mostri
colonizzatori dediti al succhio e allo scavo
respiro corrotto
roteare muto di piccoli lampi bianchi
filamenti bandiere
che sventolano stanche
attaccate alla gamba del tavolo
al dorso del divano presenza
solida e assente
intermittente
passa un giorno e la chitarra sbianca
ne passa un altro e cala la nebbia sul sole
in fotografia
il terzo giorno fu borotalco
alle spalle della scultura africana
poi cipria sull'abat jour
lucido opaco sul citofono
dimenticanza sullo stereo
decide lei
pontifica
modifica i colori alle cose
la loro periferia
non chiede autorizzazioni
si autoinvita alle feste
ti sputtana con il pignolo
eppure

eppure ti fu amica


polvere (sulla tua sedia vuota)

SULLA TUA SEDIA VUOTA


polvere (ti si solleva per far chiasso)

ti si solleva per far chiasso
rotoli e ti fai felino
misuri un dito
ti mangia chi sta indietro
sei mònito per il ritorno
epitaffio per la signora Parker

polvere (cocaina domestica)


COCAINA  DOMESTICA 

                                                                                                    SOPRA LE RIGHE 
    ZUCCHERO A VELO 


mentre cadi ti aspiro 
proprio lì, sopra al pc,
dal buco sul muro
brillante, morbida caduta,
non ti disperdo
non toccherai terra
ti aspiro tutta
mi metto di lato
un po' a sinistra





                          SUL MIO PC     PERIFERIA  
    
                                               MONDO A COTTIMO
 




    PERVASO DA UNA PACE
                                                    ORIZZONTALE

    UN PO' (a) SINISTRA



polvere (so che giochi sporco)

so che giochi sporco, ti attendo al varco,
osservo appena entro, sopra e sotto,
nemica minuscola in ogni anfratto,
ostinata io non mollo, ti cerco.

medesima dimora che ci attende,
aria vestita a festa in controluce,
nobile peplo che addosso si cuce
un dì e l'altro ancora, s'alza e discende.

esci dal capo di un cane barbuto
lasci che un soffio ti sposti di poco
accogli il disegno che lascia il dito

bivacchi ovunque dove io abito:
odiosa polvere, fatti un trasloco,
zonizzati altrove, almeno un minuto.



6

istantanea-mente
percorre a piedi il lastricato un po' sconnesso della piazza alle tre del pomeriggio. si sta dirigendo all'hotel. ha deciso di accettare quel lavoro: cameriera ai piani. il titolare la aspetta per definire mansioni e stipendio. fa caldo, cammina piano. indossa una giacca classica su un paio di jeans attillati; le scarpe sono sportive. è quel misto che non concede spazio all'eleganza totale nè al casual tout court. fierezza e viltà, nobiltà e fallimento, inibizione al successo o forse, semplicemente, cattivo gusto. il suo ghigno si fa preciso, è nella carne da un po', la accompagna ovunque. imparerà ad abortire sistematicamente le sue aspirazioni, a fingere compiacimento, a ostentare superiorità.

5

incompiuta-mente
simone abita al quarto piano di un vecchio palazzo in periferia. ha terminato la scuola superiore da un anno ed è disoccupato. non esce mai di casa. ogni giorno siede alla sua scrivania e accende il pc. apre quattro documenti contemporaneamente e scrive. ogni documento è impostato come una scheda dove annota orari, date, piccoli eventi quotidiani della sua famiglia. ogni scheda corrisponde ad uno dei componenti: una scheda per suo padre, una per sua madre, una per sua sorella e una per suo fratello. ad ogni scheda ha assegnato un numero: scheda numero uno per suo padre, numero due per sua madre, numero tre per sua sorella, numero quattro per suo fratello. ogni giorno rilegge quello che ha scritto il giorno precedente. ci sono giorni in cui simone non scrive molto, si limita a leggere e a pensare. a simone, piacciono le parole.

4

arrivata al parcheggio ho individuato un signore che aveva appena richiuso la sua auto e si dirigeva a riporre il carrello, così ho messo la freccia e ho aspettato che tornasse. quell'uomo si muoveva lentamente. tornato nei pressi della sua auto l'ha aperta, ha estratto dal sedile posteriore una bottiglia d'acqua e ne ha bevuto un sorso. le macchine passavano oltre, e io ero sempre ferma, con la freccia fuori, in attesa che il posto si liberasse. l'uomo ha riposto la bottiglia ed è entrato in macchina. dopo qualche secondo è uscito con una banana in mano, l'ha sbucciata, ha chiuso la macchina e si è messo a passeggiare nel parcheggio, mangiando la sua banana. avrei voluto picchiarlo. non un cenno per farmi capire che stavo attendendo inutilmente, che non avrebbe spostato la sua auto. ho cercato un altro posto e ne ho trovato uno migliore, più vicino all'ingresso dell'ipermercato e all'ombra. c'è sempre una seconda possibilità, ho pensato.


3

ho incontrato angelo all'ipermercato. ero lì per acquistare un polpo. volevo fare un carpaccio. non mi aveva vista, stava appoggiato al carrello con lo sguardo basso. 'buongiorno angelo' ho detto. e poi, dopo qualche attimo, lui mi ha parlato. io sono rimasta dentro a quei pochi attimi con il respiro corto. l'ho salutato. mi è uscito il saluto e nello stesso istante ho capito quello che ancora non sapevo. potevo fare a meno. so che non gli sono simpatica. potevo passargli accanto e procedere nella mia ricerca delle bacche di ginepro. non mi avrebbe vista, non avrebbe avuto necessità di parlare con me. il suo bruttissimo corpo non avrebbe fatto lo sforzo di raddrizzarsi, il suo sguardo allarmato non si sarebbe lanciato su di me, non avrei dovuto constatare ancora una volta quanto angelo sia antiestetico. 'ho un tumore' mi ha detto, e mi ha fatto una carezza al braccio.

2

la spugna è ammuffita. la sostituisco con una nuova, arancione, un colore che detesto, ma ho solo quella. raccoglierà le gocce delle stoviglie che lavo. goccia lacrima in spugna arancione s'assorbe, va giù, s'asciuga. asciugare le gocce è soddisfazione. un attimo prima la superficie bagnata è irregolare, presenta rigonfiamenti minimi, mutevoli al soffio, trasparenti, che lasciano intravvedere il colore della superficie su cui poggiano. un attimo dopo ogni punto è omologato, le differenze sono cancellate, lo spazio torna ufficialmente valido. e nessuno ha niente da dire.