dietro le quinte 10
7,49. giovedì mattina. stante la sua capacità di stare fermo sulla terrazza bianca, deduco non sia troppo freddo, e la cosa mi fa piacere, dato che mi muovo in bicicletta. Luchi oggi veste grigio, una felpa o una giacca in pile grigo scuro, con cerniera. stessa posa di ogni giorno, con braccio sinistro piegato sulla pancia a sorreggere il gomito destro. mano destra che regge la sigaretta sempre ferma davanti al viso. cominciavo a preoccuparmi, non lo vedevo uscire. di solito a quest'ora aveva già consumato il suo rito.
la terrazza bianca è esposta a ovest, motivo per cui la mattina il sole sta alle spalle di Luchi, mentre io ce l'ho davanti, a est. solo a quest'ora iniziano a distinguersi le parti in ombra da quelle in luce tra i volumi delle costruzioni attorno alla terrazza di Luchi, volumi aggettanti e rientranti, terrazze, pilastri, cornicioni, camini. se strizzo appena gli occhi, come mi insegnò il maestro di disegno che adoravo per la sua fragilità, all'unico corso di disegno che io abbia frequentato, distinguo ancora meglio le parti oscure dagli sbattimenti di luce, e potrei decidere con sicurezza dove intervenire con il colore più chiaro, se volessi disegnare o dipingere il mondo che vedo. potrebbe starci, Luchi, disegnato nel mondo che io vedo. quelle figure senza volto che si deformano e diventano altro, fanno tutt'uno con il muro, con il vento e la luce. oppure nascerebbe come figura, come presenza umana isolata, sola, vista dall'alto, in un mare di terrazze condominiali, tutte chiuse, vuote, abbandonate. un puntino visto con google map.
dietro le quinte 9
10.15 mercoledì mattina. Luchi sta sulla terrazza del suo appartamento, che fa
parte di un condominio, che occupa una superficie tra la terra e il cielo nel
quartiere di un territorio di una cittadina di provincia, nella sua regione,
che fa parte del suo stato, che sta in europa, che sta nel mondo, che fa parte
dell’universo, di questo universo. Se è vero che sono in corso mutazioni del
DNA da 2 a 3 a 4 eliche, che le calotte stanno scongelando, che il campo
magnetico terrestre commette pazzie, che aumentano le attività sismiche, che
siamo dentro al processo evolutivo della speciazione simpatrica, mi chiedo, se
fosse vero che è come ci fossero due evoluzioni in atto, la linea della parte
di umanità che procede nel suo cammino senza alcun cambiamento, e la linea di
quelli che hanno deciso di abbandonare la vecchia strada per saltare su quella
nuova, e se è vero che più il tempo passa e più le linee divergono, e il salto
da una linea all’altra è sempre più difficoltoso, e arriverà il momento che
invertire la rotta sarà impossibile e dunque occorre attuare una tras – forma –
azione di noi stessi, mi chiedo: in quale delle due evoluzioni in atto è
inserito Luchi?
dietro le quinte 8
7,16. martedì mattina. Luchi Cresime esce a fumare sulla terrazza bianca con addosso la stessa giacca della tuta che aveva ieri, quella con colletto azzurro. posso dire che tiene sempre la stessa distanza tra sè, il parapetto della terrazza e la porta a vetri alle sue spalle. è uno spazio apparentemente inutile quello che si lascia alle spalle, conterrà per lo più la larghezza della soglia in marmo che ospita l'accesso alla stanza che io credo sia il suo soggiorno. uno spazio che Luchi dimentica ogni volta che esce in terrazza a fumare. ma quei centimetri di marmo sono determinanti per la mia pagina e non solo, accompagnano il passaggio di Luchi dall'interno all'esterno, da una stanza privata, dove nessuno sa cosa accade, ad una terrazza dove lui diventa visibile a tutti, dove in qualche modo i suoi gesti avvengono in pubblico. se Luchi non attraversasse tutti i giorni, più volte al giorno, quella soglia, io non sarei qui a scrivere dell'uomo che io credo sia meridionale. in qualche modo le sue azioni, quelle che avvengono oltre quella soglia, determinano le mie, mentre le mie, è chiaro, non determinano le sue. non perchè io scrivo che Luchi Cresime perde l'equilibrio e cade dal terrazzo questa cosa avviene. ma se Luchi Cresime perde l'equilibrio e cade dal terrazzo e io lo vedo allora io lo scrivo. questo è il motivo per cui io non sono uno Scrittore.
dietro le quinte 7
sono rientrata a casa poco dopo le 21,00. dalla strada ho guardato verso la terrazza bianca di Luchi Cresime: le tapparelle sulla porta a vetri erano tirate giù. nessun rumore, nessuna luce, nessun movimento. forse Luchi va a dormire presto la sera, o abbassa le tapparelle per mettere la parola fine alla giornata. mi chiedo quante sigarette avrà fumato, oggi, e a che ora avrà fumato l'ultima. sto abbandonando l'idea che sia un insegnante, ma non riesco ad immaginare quale possa essere la sua occupazione. sembra una persona che rimane sempre in casa. non lo incontro mai, non lo vedo mai entrare o uscire dal cortile del condominio dove abita, di fronte a quello dove abito io. se fosse un uomo agli arresti domiciliari i carabinieri gli farebbero visita almeno due volte al giorno, ma non li ho mai visti gironzolare lì sotto. vorrei sapere in quale momento della giornata si procura le sigarette. un accanito fumatore fa scorta di sigarette, le compra a stecche, non a pacchetti. forse ha qualcuno che le compra per lui, forse la sua casa è un magazzino che contiene pacchetti di sigarette anche nei cassetti di biancheria intima.
forse un giorno Luchi Cresime ha letto un libro, ha perso il senso della realtà e da quel giorno non è più uscito dall'appartamento. da quel giorno guarda il mondo dalla sua terrazza bianca. una sorta di barone rampante sul cemento, che tuttavia non dirige alcunchè dall'alto, non baratta nulla, non s'innamora. un barone rampante sostanzialmente fermo, che non guarda giù, nè avanti, nè in alto. un barone rampante che invecchierà senza aggrapparsi alla fune della mongolfiera, perchè non la vedrà passare.
dietro le quinte 6
7,29. lunedì mattina. l'uomo che io credo sia meridionale, che d'ora in poi chiamerò LUCHI CRESIME o affettuosamente, LUCHI, è già in postazione. il suo corpo è rivolto verso sinistra, in direzione del posacenere, la testa è ferma. indossa una giacca della tuta che non ho mai visto: colletto azzurro, maniche, spalle e metà busto blu, pancia azzurra come il colletto. tiene il braccio sinistro piegato a reggere il gomito del braccio destro. la mano destra regge la sigaretta, e rimane sempre davanti al viso. visto da qui stamattina Luchi Cresime non ha sesso. potrebbe essere Ladochi Cresime, poichè i pochi movimenti che fa non sanno molto da uomo. ha un modo di stare immobile mentre fuma che mi restituisce un atteggiamento non prettamente femminile, ma poco maschile, di una donna con pettinatura maschile, un casco di capelli un po' squadrato, capelli grossi, che non si muovono al vento, riga in parte. un uomo che esce in terrazza a fumare me lo immagino piuttosto con giacca aperta sul petto, gambe larghe (che peraltro da qui non vedo) una mano in tasca, braccio con la mano che regge la sigaretta accesa steso lungo il fianco, e movimenti che lo portino ad appoggiarsi talvolta al parapetto del terrazzo, a guardare di sotto, e sulla strada. ma avendolo visto dalla strada, so, sono sicura, che Luchi Cresime è un uomo, con capelli corti castano scuro, fuori taglio, troppo folti sulle tempie e troppo lunghi sulla nuca. lui sta lì, raccolto nel suo cilindro, non occupa altro spazio che non sia quello necessario alla sua circonferenza, non si allarga, non sorprende l'aria con movimenti inconsueti. le piastrelle del pavimento della terrazza, il parapetto e la porta a vetri sanno, che quando Luchi esce a fumare non si sposta, non tossisce, non si gratta.
8,12. Luchi Cresime esce nuovamente sul terrazzo e fuma. ora indossa una giacca della tuta blu con righe bianche piuttosto larghe sulle maniche. probabilmente ha fatto colazione, si è fatto una doccia, si è cambiato i vestiti. il suo corpo è rivolto verso il centro della terrazza. prima di rientrare si volta verso la porta a vetri, appoggia la mano sinistra sullo stipite, dà un ultimo tiro alla sigaretta, si stacca leggermente dalla porta e si piega verso il posacenere. poi rientra lentamente, chiude la porta a vetri, e rimane qualche secondo a guardare dai vetri nella mia direzione. distinguo da qui le righe bianche sulle maniche della sua giacca, che spiccano nel buio della stanza. non sembra sia una persona che ha fretta di uscire.
dietro le quinte 5
6,39. sabato mattina. la luce all'interno della stanza dove abita l'uomo che io credo sia meridionale è accesa. la porta a vetri è ancora chiusa. dev'essersi alzato da poco. alle 5,30 era tutto spento. è molto probabile che quell'uomo viva solo. la stanza da cui esce a fumare credo sia il suo soggiorno. a volte la luce che si intravede fa pensare ad uno schermo acceso, come una luce fredda di un televisore, ma non ora. quella che scorgo è una luce gialla, non a soffitto, su un lato della stanza. non so dire perchè, ma immagino mobili scuri all'interno di quel soggiorno. un divano in pelle, scuro, mobili marrone scuro, pochi libri, pareti bianche, pavimento chiaro, in piastrelle. nessun tappeto. qualche quadro appeso, paesaggi innevati per lo più, rigorosamente con vetro e cornici orribili, dorate. no. quell'uomo che io credo sia meridionale non ha un gran senso estetico. le cose non fanno parte di ciò che conta per lui. riproduce nel suo ambiente quanto ha sperimentato nell'ambiente della sua famiglia d'origine. in fotocopia. fotocopia in bianco e nero. e io non ho una gran mattina, stamattina, per scrivere dell'uomo che io credo sia meridionale. sono in piedi dalle 4,00 grazie alle urla del vecchio del piano di sopra.
dietro le quinte 4 bis
8,49. l'uomo che io credo sia meridionale è uscito a fumare ancora. velocissimo a rientrare questa volta, tanto da farmi pensare che non abbia nemmeno finito la sigaretta. la terrazza bianca è tutta in ombra. il sole illumina i tetti.
dietro le quinte 4
7,30. venerdì mattina. l'uomo che io credo sia meridionale è appena uscito sulla terrazza bianca. si muove molto con la testa, ma non capisco il senso dei suoi movimenti. per la prima volta vedo che si china verso l'angolo sinistro della terrazza allungando il braccio destro. si allunga anche con il corpo nella stessa direzione, poi torna in posizione con la mano destra davanti al viso e il braccio sinistro piegato sulla pancia, a sorreggere il gomito del braccio destro. il posacenere dunque sta sull'angolo sinistro della terrazza, in basso. forse a fianco del posacenere ci sono dei vasi, delle scatole o qualche paio di scarpe. non credo tenga i contenitori per le immondizie nella terrazza bianca. se fosse così lo vedrei uscire più spesso e fare dei movimenti diversi, lavorare con i sacchi, sollevare dei pesi. l'uomo che io credo sia meridionale non fa tutto questo. lui fuma, e guarda. oggi indossa una giacca della tuta blu, con fascia bianca lungo le maniche. visto da qui è uguale a tutti gli altri giorni. di diverso però, ha la giacca della tuta blu con fascia bianca sulle maniche. data la frequenza con cui esce a fumare, non credo che quei minuti costituiscano per lui una pausa di relax. credo sia più probabile che nella sua testa i pensieri non si fermino, che anche il suo corpo rimanga in tensione, che i suoi muscoli e la sua pelle conservino la memoria fisica di quello che stavano facendo l'attimo prima di accendere la sigaretta, e presagiscano le azioni che andranno a fare una volta spenta la sigaretta. così penso che l'uomo che io credo sia meridionale sia una persona apparentemente calma, ma mai rilassata. chissà se l'uomo che io credo sia meridionale è interessato al fatto che
oggi è la festa di Ognissanti.
potrebbe non volerci pensare, o non pensarci affatto poichè non è
religioso. o potrebbe esserne contento per il fatto che oggi è venerdì, e non si lavora.
la terrazza bianca è di nuovo vuota dell'uomo che io credo sia meridionale.
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