non sono

io non sono un assistente sociale
non sono un avvocato divorzista
e nemmeno un guardiano dei cattivi
non sono amica di nessuno
non sono nemica di nessuno
non sono instancabile e sempre presente
io non sono onnisciente
non sono povera nè ricca
non sono così paziente
non sono un investigatore
non sono diplomatica per natura
non sono capace di capire tutti
non sono sempre brava ad ascoltare
non sono trasparente

ma non sono più in grado di capire cosa sono



una brutta firma

io non so come, ma le cose le sento. a volte, le vedo prima. sono arrivata puntuale in ufficio, qualche minuto in anticipo sull'orario di apertura. so che l'Ingegnere è sempre puntuale, non volevo in nessun modo trovarmi ad aprire la porta con lui alle spalle. ho appoggiato borsa e chiavi, ho acceso il pc, ho dato da bere alle piante, specie all'ultima arrivata, che se è vero che continua a fare foglie nuove, è pur vero che molte ne muoiono, e devo toglierle. ho anche provato a parlarle, ma poi mi arrendo e faccio il minimo che si possa fare. comunque, dicevo. dopo aver terminato il giro delle piante, che peraltro sono solo due, mi sono diretta ad aprire una delle finestre per lasciar entrare un po' di sole, non nella mia stanza però, perchè il rumore del traffico mi infastidisce, e infine ho riposto in bagno il piccolo contenitore che uso per innaffiare le piante. mentre mi trovavo in bagno, ho fatto un pensiero, questo: "l'Ingegnere magari mi chiede di usare il bagno, come faccio ad impedirglielo? e se non ho il coraggio di dirgli di no, mi lascia la firma, e io non tollero che lo faccia anche nel mio ufficio!". fatto questo pensiero sono uscita dal bagno, ho chiuso la porta e mi sono diretta alla mia scrivania. dopo pochi minuti qualcuno ha suonato alla porta: ero convinta fosse lui. facendo quei pochi passi dalla mia scrivania alla porta, che ho rallentato grazie a movimenti lenti, ho ripensato alla lezione che quell'uomo aveva ricevuto un giorno da un collaboratore di uno studio che frequentavo spesso, il quale ora non ci lavora più. le segretarie di quello studio si erano lamentate in sua presenza del fatto che l'Ingegnere ogni qualvolta si presentava lì per una pratica, chiedeva di usare il bagno, e nessuna voleva entrare dopo di lui poichè lo lasciava sporco, sulla tavoletta e anche a terra. nessuna di loro però avrebbe mai avuto il coraggio di far notare al professionista che il suo era un comportamento irritante. era un uomo che loro definivano viscido, la cui compagnia, anche per pochi minuti, non era gradita, così si erano rivolte al collaboratore che si era preso la briga di riprendere verbalmente l'Ingegnere in camera caritatis. il mio pensiero a quel punto si è arrestato e ho aperto la porta, ma non c'era l'Ingegnere, bensì un condomino che voleva spiegazioni sul bilancio. Mentre ero alla scrivania con questo signore per dare le spiegazioni richieste, qualcuno ha suonato alla porta. questa volta era lui, l'Ingegnere in carne e ossa. l'ho invitato a sedersi e ad attendere qualche minuto, ma lui prontamente mi ha fatto La domanda: "c'è un bagno, qui?". attimi. sono passati solo pochi attimi dopodichè ho risposto pensando 'o la va o la spacca': "certo, da quella parte, Ingegnere, con le raccomandazioni che le fece a suo tempo il Sig. Orfeo". ecco. la frase l'avevo detta. ho alzato la testa e ho guardato nella sua direzione. lui stava già con la mano sulla maniglia della porta del bagno. ha risposto qualcosa come un "si, si". poi ha spinto la porta ed è entrato. mi sono seduta di nuovo alla scrivania, e ho continuato a  rispondere alle domande del condomino sul bilancio. dopo qualche minuto, l'Ingegnere è uscito dal bagno e si è accomodato al tavolo riunioni, in posizione diametralmente opposta alla mia, da dove poteva vedermi. mi sono sentita osservata. quando il condomino con cui stavo parlando è uscito, ho detto all'Ingegnere: "prego, si accomodi". per tutta risposta mi ha detto: "ho preparato le carte qui". sono andata al tavolo dove si trovava lui, abbiamo sbrigato le pratiche necessarie in pochissimi minuti, dopodichè si è alzato dicendo senza guardarmi: "grazie e arrivederci". finalmente era uscito. ho pensato che me la farà pagare, in qualche modo. ma io ho ancora il mio bagno pulito. vuoi mettere la soddisfazione!

la torre - again

di gomma nera appesa
faccio subito conoscenza,
mentre insisto a cavalcare la distanza
dallo slalom programmato
tra parole di provincia.

salgo e torno al reticolato,
segnato da appezzamenti ematici
tracciati nel vuoto
sorretti da piccola pelletteria che produce
ornamento, e nulla più.

ornamento, anche il mio esserci.

vecchio con bastone,
alla morte nulla importa del tuo genio
ti ho salvato
e salvo fu il reticolato,
che continua a produrre ornamento.

dei primi

la prima volta a piedi nudi sul pavimento, dopo l'inverno
il primo colore nuovo, in mano
la prima pedalata senza aiuto
il primo giorno di primavera, a Firenze
la prima manifestazione
il primo giro di do
la prima scottatura
il primo taglio corto di capelli
il primo racconto della rana e del coccodrillo
la prima scarpa col tacco
la prima penna stilografica
la prima neve
il primo segreto
la prima compagna di banco
la prima firma
il primo sbadiglio
la prima delusione
il primo sole
la prima volta, sul palco
la prima volta, al distributore di benzina
la prima sigaretta
il primo pallone di cuoio
il primo odore di stampa
il primo giorno di mestruazione
la prima volta che ho visto le nuvole, dall'alto
il primo figlio
il primo esame all'università
il primo quadro ad olio
il primo diario
il primo sguardo condiviso
la prima volta in un coro
la prima seduta di yoga
la prima confessione
il primo viaggio a Parigi
il primo no
la prima volta sul tatami
il primo tatuaggio
la prima volta al galoppo, in Camargue
la prima medaglia
la prima canna
il primo bagno in mare, d'estate
la prima corsa inutile
la prima Scrittura in ebraico
il primo chiarimento
il primo giorno alla Scuola Libera del Nudo
la prima notte in ospedale
il primo caffè senza zucchero
il primo giorno che ho preso l'ascensore
la prima sfida ad occhi chiusi
la prima pioggia acida
il primo acquisto sbagliato
il primo incubo a occhi aperti
il primo libro rubato
il primo pensiero, sul nulla

(to be continued)

la prima volta che ho disegnato dei fiori
la prima volta che ho avvertito l'onda, immensa

la prima volta che ho visto un quadro di Francis Bacon
il primo sguardo sull'oceano
la prima volta che sono entrata con il treno alla stazione centrale di Milano
il primo svenimento
la prima sberla che ho ricevuto

non faccia la pragmatica con me!

"Buongiorno Antonio, disturbo?".
"No, buongiorno Manuela, mi dica".
"Senta Antonio, io la chiamo per il solito motivo. Avevamo appuntamento la scorsa settimana e non si è presentato".
"Ma la signora mi ha detto che ha fatto il vaglia".
"Quale signora e quale vaglia?".
"La signora che di solito manda qualcosa per me".
"Bisogna capire a quale vaglia si riferisce. Se si riferisce ad un anno e mezzo fa, si, ho ricevuto un vaglia postale di una cifra insufficiente, che in ogni caso riguardava le spese dell'anno scorso. E visto che si parla di vaglia, le avevo chiesto di fare il bonifico in banca come fanno tutti, per me è molto scomodo, devo recarmi agli uffici postali e successivamente in banca, mi fa perdere un sacco di tempo e non vedo perchè devo perdere del tempo io al posto suo".
"Io non ho un conto corrente, io non ho neanche da mangiare!".
"Allora parli con il proprietario di casa sua e le spese le faccia versare da lui, non so, mettetevi d'accordo. E soprattutto, se fissa un appuntamento con me è pregato di rispettarlo, o per lo meno di avvisare, se sa di non arrivare".
"Non mi tratti da bugiardo!".
"Perchè mi dice che la tratto come un bugiardo?".
"Beh, insomma, io sono un povero cristo, e allora mi suicido! Io adesso vado e mi suicido! Ha capito? Io ho fatto del bene due volte in vita mia e gli altri mi hanno fregato e basta, sono dei ladroni e io mi suicido! Non so cosa fare ha capito?".
"Antonio, se riesce a non alzare la voce con me mi fa un favore. Io non posso entrare nei problemi delle persone, sto facendo solo il mio lavoro, capisce? Lei non ha un debito con me, ce l'ha con il condominio".
"Lei ha ragione, lei ha tutte le ragioni del mondo! Ma io non so cosa fare!".
"Senta, sono quattro anni che mi dice queste cose. In questo ultimo anno e mezzo centocinquanta euro penso poteva metterle da parte, non stiamo parlando di una cifra enorme.Quello che non mi piace è capire che manca del tutto anche l'intenzione".
"Ma cosa crede? Io non ho niente ha capito?? Non stiamo parlando di una cifra enorme, dice? E poi, devono abbassarmi l'affitto che qui non riesco neanche a connettermi ad internet veloce e non c'è campo, non va neanche il cellulare, il proprietario crede che io compri l'appartamento ma vuole centodiecimilaeuro, qui, in questo posto qua, dove non si prende niente! Io non lo compro!".
"Senta Antonio, la banca chiama me, e io chiamo lei, il conto corrente è in sofferenza, mancano i suo soldi e io glieli chiedo, tutto qua".
"Mi mandi il conto della banca, lo pago io".
"Penso lei sappia come funziona, non si tratta di mandarle il conto della banca, la firma in conto è la mia, e la banca chiama me".
"No, io non so come funziona, ha capito? Io so fare un libro forse, o dipingere un albero, non so come funzionano le banche".
"Beato lei, sig. Antonio. Allora che facciamo?".
"Allora che facciamo?? Senta non mi tratti così!".
"Antonio, mi dica un giorno e un'ora in cui passa questa settimana in ufficio a pagare le sue spese e per me la conversazione è chiusa".
"Beh, passo entro venerdì".
"No, devo sapere quando perchè l'ufficio non è sempre aperto".
"Giovedì mattina. Vuole sapere esattamente a che ora, adesso??".
"Sono in ufficio dalle nove a mezzogiorno. L'aspetto".
"Ma io adesso chiamo la signora e le chiedo se ha pagato".
"Va bene, arrivederci".
***
"Pronto? Sono ancora io, Antonio".
"Si, mi dica Antonio".
"Ho chiamato la signora. Ha detto che ha inviato la scorsa settimana un vaglia. Però lo ha inviato a Riese".
"Io non sono più a Riese con l'ufficio da un anno e mezzo, e lei lo sapeva, Antonio".
"Beh però sarà arrivato là".
"Io non lo so Antonio, io là non ci sono".
"Ma non c'è un posto dove le tengono la posta che arriva là?".
"Ho pagato il servizio postale 'seguimi' per sei mesi. Nel frattempo ho avvisato tutti del trasferimento. Non c'è una mia cassetta postale, lì. Il vaglia tornerà al mittente, non so che dirle, io ho l'ufficio dove le ho spiegato".
"Beh allora a posto, va bene, dai".
"Va bene cosa, scusi? Io non ho ricevuto nulla, per me il debito rimane aperto".
"Non faccia la pragmatica con me!! Ha capito? Io faccio i salti mortali e lei continua a parlarmi così, cosa crede, sono un povero cristo, io! Lei sta parlando con un disperato, ha capito??!".
"L'aspetto giovedì mattina, buona giornata, Antonio".
"Si, arrivederci".
 

presto o tardi che sia

buio. buio. buio. uh, volevi fosse ancora più buio  pasdaran       ubbidienza cieca alla mediocrità. il silenzio è bello.  la corsa  di luce è sempre più in là sempre troppo in là in là la la la maiali ciechi rimangono al buio a strofinare i  nasi nel tanfo del fango a terra. questa è la terra e la terra vi avrà e gusterete le cose che avrete millimetro dopo millimetro. i vostri corpi si strusceranno ancora.la  carne rosa sporca di merda marrone e fango e bava e vomito giallo e piscio. tutto imputridisce negli stomaci tronfi dove la carne macinata incontra i grumi e va a cercare spazi per imputridire. pu tri dire. im. mi. me. il tempo impiegato a dormire. il tempo impiegato a camminare. e prima aprire gli occhi, prego, respirare ancora, prego, passare da posizione orizzontale a posizione verticale, su due piedi o quattro zampe, prego, e poi deambulare fino al bagno, prego, seduta ergonomica, prego, respiro a comando per liberare dall'ingombro, prego. grazie. ringraziare sempre, prego, grazie, prego. lo straccio a pavimento è ancora orizzontale, il manico della scopa verticale. alto, basso. lungo, corto. asciutto, bagnato. motore immobile. prego. no, io non prego. grazie. prego. sguardo basso se non vuoi incontrare ma devi devi devi incontrare e dire e aspettare e pensare ancora all'infinito perchè i verbi se prima c'è il devi sono sempre all'infinito e l'infinito non ha fine se non è finito, prego. ormai è presto. a quel punto si ferma la linea.

la torre

sollevatevi
uscite dalle vostre tombe di tela 
imbrattate
cantate
non vedete la luce? 
aprite gli occhi, chiedete. 

scendono dalla torre buia
le nuvole
cade a terra un nido di voci 
o scompare 
nel riflesso di un cielo che compare. 

è lui che le ha create

quello che del volto è tolto
è verde
e io vedo la cuffia
aderire a pensieri straniti

lui si dimena
non comprende l'idea che ha fatto sua
ammicca al suo addome prominente

un piccolo tuono sta seduto
sbiancato
scopre che le corde hanno un'anima 
leggera 
di luce che attraversa confini 
e luce spenta 
avvolta da una spirale di ferro 
ramato che taglia
se premuto

come faccio a premere senza provare dolore? 
era capitato
l'ho pensato
 
uno di quei nomi diceva di lui che non era solo
altri invece 
lo proiettavano lontano
la colata di cera aveva travolto pinocchio 
con il cappotto 
ancor prima che lui avesse un nome
appena in tempo 
perchè potesse reggersi sul suo naso.


la soffitta di Flora

L'ex casa del custode ha un numero civico, il nunero 2. Sulla porta un cartellino e una freccia con su scritto 'suonare dall'altra parte'. Ho rifatto nel primo pomeriggio la strada che avevo percorso la mattina. Mi sono accorta che il muro in calcestruzzo annerito è solo un abbassamento della parete che costeggia il marciapiede. In buona parte, la parete è rivestita con mattoni faccia a vista. Il quadrato di terra transennato l'ho trovato occupato da grandi sacchi bianchi con delle scritte blu, rigonfi di qualcosa che penso sia terra, e da assi di legno lunghe, e frammenti di legno accatastati a terra, a fianco dei sacchi. La bara non c'era più, e nemmeno gli uomini con le tute bianche e i badili. Le assi accatastate avevano lo stesso colore del legno consumato della bara che avevo visto la mattina. Ho percorso tutta la stradina con sassolini bianchi e sono arrivata all'uscita opposta del cimitero, verso il centro città. Sulla cancellata ho notato alcuni avvisi. Mi sono avvicinata e ho letto. L'oggetto dell'avviso principale era: 'Esumazione salme da Campo Prima Sepoltura'. L'avviso era diretto alle famiglie di chi compariva negli elenchi esposti, che comunicassero tempestivamente la destinazione dei resti. In caso contrario, i resti sarebbero stati deposti nell'ossario comune. Ho guardato le date dei decessi: erano tutti decessi dell'anno 1984. sono passati trent'anni. Ho letto uno per uno i nomi che compaiono negli elenchi. L'ultimo nome che ho letto, è quello di Flora. Flora abitava al quarto piano del condominio dove vivevo con i miei genitori. Era una donna molto bassa di statura. Per me bambina, Flora è sempre stata vecchia. Indossava spesso camicie a fiori, gonne al ginocchio, e scarpe con tacco medio. Incorniciato da capelli rossicci e corti, sempre cotonati, il suo viso aveva rughe ben evidenti. La mandibola era leggermente in fuori, cosicchè mi sembrava fosse faticoso per lei, sorridere. In ogni caso, il suo sorriso con rossetto rosso c'era sempre, per noi bambini.
Il condominio dove abitavo aveva un quinto piano non abitato, nel sottotetto, al quale si accedeva salendo una scala con gradini in cemento che portava ad una porta bianca. Oltre la porta ci si trovava in uno spazio che mi ha sempre fatto un po' paura, le soffitte degli appartamenti. Si poteva scegliere, una volta aperta la porta bianca, se andare a destra o a sinistra. Muri, pavimenti e gradini erano stati lasciati al grezzo. C'era polvere dappertutto, da anni. Le ragnatele pendevano un po' ovunque, ed erano particolarmente evidenti sugli angoli a soffitto. C'era un'apertura su una parete che dava sul cavedio centrale del condominio aperto sulla sommità, dalla parte opposta alla porta bianca, che irradiava luce naturale e permetteva una minima percezione degli spazi da percorrere prima di premere l'interruttore della luce, necessaria per accedere alle soffitte più periferiche. La nostra soffitta era una di queste. Una volta entrati dalla porta bianca, ci si dirigeva a destra, si dovevano salire quattro gradini bassi e larghi e accedere ad un corridoio molto stretto e con soffitto basso. C'erano porte a destra e a sinistra del corridoio. Quasi tutte le porte erano fatte con dei paletti in legno molto distanziati l'uno dall'altro, tanto che ci passava un braccio di bambino, e terminanti a punta verso il soffitto. Dal corridoio si poteva quindi vedere cosa ci fosse all'interno di queste soffitte. Le serrature con luchettini erano poi facilmente removibili. C'era una lampadina penzolante che illuminava appena l'ultima parte del corridoio. Noi bambini andavamo di nascosto dai genitori su al quinto piano, perchè una delle soffitte, quella adiacente alla nostra, era di proprietà di Flora. La soffitta di Flora aveva una di quelle porte da cui era possibile sbirciare all'interno, e Flora, nella sua soffitta, teneva una montagna di riviste pornografiche accatastate una sull'altra. Non siamo mai arrivati a rubare. Ci si provava, si, ad infilare un braccio tra le fessure del legno della porta, ma non si riusciva ad arrivare alla pila di riviste. Erano sempre troppo in là, ma si vedeva molto bene qualche fotografia in copertina. Che Flora fosse una prostituta me lo confermò mia madre. Mi disse che era una signora molto gentile, riservata, che non disturbava nessuno. Non esercitava in condominio, lavorava a Treviso, lo sapevano tutti, ed era una persona benvoluta in condominio. Leggendo il suo nome nell'elenco delle salme da esumare, ho pensato che non ci sarà nessuno per lei, che i suoi resti andranno all'ossario comune. Ho ripensato alla bara aperta che avevo visto alla mattina, e a quell'uomo in tuta bianca che rimuoveva il contenuto dicendo 'questo è a posto'. Ecco. Probabilmemte anche Flora è a posto.

a cielo aperto

Questa mattina il cantiere grande è aperto. Le protezioni mobili sono state tolte e gli scavi sono visibili al centro di una spianata. Mi avvicino alla recinzione fissa e attraverso come ogni giorno il cancelletto pedonale. So che appena svoltato l'angolo a sinistra salirò sul marciapiede stretto, un marciapiede che costeggia la vecchia casa del custode con due ambienti adibiti ora ad uffici. Terminata la struttura in calcestruzzo annerito lungo il marciapiede termina anche il marciapiede. Più in là, adiacente alla struttura in calcestruzzo annerito, so che vedrò un quadrato di terra e sassi transennato, probabilmente occupato da materiale edile in abbandono. Cammino a testa bassa. Cammino sul marciapiede e dopo pochi passi sento delle voci. Alzo la testa. Vedo un uomo oltre il marciapiede, in piedi sui sassi, di profilo. Indossa una tuta bianca che mi sembra aperta sul davanti e scarpe da lavoro molto sporche, un braccio piegato e appoggiato sul fianco sinistro, l'altro braccio puntato su un grosso badile. Guarda dritto davanti a sè. Le voci che sento provengono da quel quadrato di terra che ancora non vedo. L'uomo con il badile guarda in direzione del quadrato di terra. La sua testa è leggermente piegata verso il basso. Procedo e mi avvicino. Inizio a vedere una carriola, sulla sinistra, dopo la struttura in calcestruzzo annerito. La carriola è vuota. Faccio ancora qualche passo e il quadrato di terra mi è visibile completamente. Mi basta lanciare uno sguardo con la coda dell'occhio per avere la percezione di quante persone ci sono all'interno del quadrato di terra. La transenna è aperta su un lato. Vedo due uomini che indossano la stessa tuta bianca che indossa l'uomo di profilo e stanno in piedi l'uno di fianco all'altro, ognuno con il suo badile. Stanno fermi e guardano un terzo uomo che sta a poca distanza di fronte a loro ed è chinato in avanti. L'uomo chinato in avanti indossa la stessa tuta bianca. Muove un braccio verso il basso e dice 'questo è a posto'. Continuo a camminare. Scendo dal marciapiede e imbocco la stradina con sassolini bianchi che mi condurrà fuori. La mattina è fresca, penso che ho fatto bene ad indossare una sciarpa grossa, mi protegge adeguatamente. Alzo un po' le spalle. Mi accorgo che ho accelerato il passo. Affianco e velocemente supero una donna vestita di nero che cammina lentamente guardandosi attorno. L'immagine mi torna davanti. Gli intarsi sembravano di un materiale diverso dal legno. Le parti più sporgenti erano chiare, quasi gialle, le parti incavate erano scure, opache, quasi nere. Il peso della terra, la terra tutto attorno, e sopra, e sotto. La terra ha lavorato il legno e lo ha asciugato, o forse era ancora più inumidito. A me è sembrata una superficie asciutta, consumata, la superficie di un legno che aveva assorbito la terra. Il tempo e la terra. E il buio. Aveva assorbito tutto. Un bordo chiaro, ho visto appena un bordo chiaro all'interno, come un tessuto strappato, o tagliato lungo il bordo del legno. Niente coperchio. La mano dell'uomo in tuta bianca chinato in avanti si muoveva e muoveva la terra. Mi è sembrata terra. La mano non aveva guanto. Muoveva la terra con i suoi resti, all'interno di una bara aperta, sul quadrato di terra transennato.